IL SANTUARIO > Roseto > Il senso ed il racconto

Questo che proponiamo in questa pagina è un breve racconto della vicenda che vide protagonista San Francesco d'Assisi nei pressi di un roseto situato appena dietro alla Porziuncola.

Fortemente tentato Francesco si gettò nudo nei rovi confidando in Dio, indicando con ciò un atteggiamento nè di sfida nè dimostrativo di una presunta forza, capacità o follia.

Con la risolutezza di quell'atto, Francesco da un lato manifesta la propria lotta contro ciò che poteva separarlo da Dio, cioé il male a cui avrebbe potuto aderire. Su questo, quindi, tutti ci sentiamo richiamati alla nostra responsabilità circa la custodia delle virtù e la decisione nell'evitare il peccato, ciò che prima ancora di far male agli altri, fa male a chi lo fa.

Dall'altro, dato che non sta tutto nelle mani dell'uomo a cui dice il Signore "Senza di me non potete far nulla", Francesco esprime la sua totale confidenza in Dio che solo può salvare da ogni prova. Questa confidenza si traduce nella volontà di non evitare più ma nel vivere la stessa prova sapendo di non essere soli.

La salvezza, come avviene sempre in questi casi, venne da Dio che per prodigioso intervento mutò le rose rendendole, così come tutt'ora sono, senza spine: la prova vissuta come l'ha vissuta Francesco ha questa capacità di perdere le sue spine, ciò che spaventava prima di entrarci perde la capacità di fare quel male che minacciava, nella misura in cui si temeva.

La morte è l'ultimo roseto che ci si pone dinanzi e che se affrontato con questo totale affidamento può essere persino chiamata Sorella, come lo stesso Francesco l'accolse ancora dietro alla Porziuncola. Le spine del "trapasso" vengono meno per lasciar posto alla realtà più profumata di quel Transito che ci permette di tornare al Padre che ci ha creati per amore.

A questo fatto fece seguito l'apparizione di due angeli che accompagnarono Francesco in Porziuncola dove ebbe la visione di Maria e del Signore Gesù dal quale impetrò il done dell'Indulgenza della Porziuncola.