IL SANTUARIO > Porziuncola > Il tesoro della Porziuncola
Può trasformare il dolore in gioia e l'amaro in dolcezza di spirito e di corpo

Se girate attorno alla Porziuncola, sopra l’abside potrete scorgere un segno del tesoro nascosto dentro al luogo santo. Si tratta di un frammento di un più grande affresco della crocifissione, attribuito al Perugino.

È rimasta Maria con il suo dolore e le donne pie che la sorreggono e consolano, Francesco abbracciato al legno della croce di Gesù e, al centro dell'abside e non casualmente, la parte inferiore del corpo crocifisso del "buon ladrone", il primo perdonato a varcare da santo la porta, quella definitiva, della vita eterna. "Oggi sarai con me nel Paradiso", gli aveva promesso Gesù morente. Ed egli aveva chiuso gli occhi in pace.

Meravigliosa combinazione! Perché Francesco proprio di questa sua chiesina ha fatto l'eco al perdono di Dio per i pentiti di tutti i tempi. Francesco ha proclamato quel giorno di agosto alle genti riparate all'ombra delle querce: "Fratelli, io vi voglio mandare tutti in Paradiso e vi annuncio una grazia che ho ottenuto dalla bocca del Sommo Pontefice". È l'Indulgenza del Perdono, il tesoro della Porziuncola.

E se finalmente entriamo nella chiesina, siamo subito inondati dalla luce e dai colori del retablo di Prete Ilario da Viterbo, la bella Pala di altare firmata e datata 1393 e restaurata di recente. È la prima testimonianza pittorica che traduce l'immaginario popolare del Perdono di Assisi ed è divenuta modello per i successivi cicli iconografici.

Nella successione dei cinque quadri si può leggere il cammino spirituale di Francesco, ritratto come esempio di penitente. La tavola narra del Poverello che si mette a nudo di fronte alle spine del roseto e ai pungoli della vita; si fa discepolo di due angeli; si immerge nella contemplazione di Gesù e della Vergine Maria; si inginocchia davanti alla Chiesa, sua madre; e finalmente annuncia a tutti la sua gioia e il Paradiso che ne è il compimento. A noi vien chiesto di cominciare proprio da qui, dall'ultimo quadro, dalla voce di Francesco che risuona tra le mura spoglie e crea emozioni e sonorità varie nel nostro spirito.

Qui Francesco ha condensato esperienze universali, di quelle che ci interpretano, le sentiamo nostre e le possiamo rifare, iniziando dal desiderio. Qui Francesco risveglia nostalgie di purezza e suggerisce più protesi pensieri. E ci dice che non si può vivere della vana superficie delle cose ma che solo i significati nuovi, scritti nel cuore di Dio e nel Vangelo, orientano l'uomo.

E ci dice ancora che il male è mistero duro e ha bisogno di pentimento e di perdono per essere vinto. Che per servire Dio e il prossimo, delle cose basta una "piccola porzione" e "il resto dallo ai poveri per giustizia e sarai felice".

Che se tu preghi con fede e con cuore puro, allora dal Cielo c'è risposta: basta naturalmente saper fare le domande giuste e non chiedere solamente per sé.

Che tutti gli uomini e le donne sono fratelli e sorelle, e anche il sole e la luna, i fiori e l'acqua del ruscello, gli uccelli e il lupo e tutte le creature hanno lo stesso Padre nostro.

Che la croce, se tu l'abbracci, può, per una sorta di alchimia spirituale, trasformare il dolore in gioia e l'amaro in dolcezza di spirito e di corpo.

E se della morte hai paura, ci dice ancora Francesco, allora intendi che la paura e la morte sono retaggio del peccato; ma se tu sei in sintonia con la santa volontà di Dio, anche la morte corporale ti è sorella e ti sorride.

È forse già Paradiso, questo?

Sì, la Porziuncola ne è un lampeggiamento, un anticipo, perché essa è la "Porta Santa sempre aperta" in perenne Giubileo di perdono e di grazia, che ci conduce "ad Jhesum per Mariam", come narra il retablo dell'altare in alto nell'apertura a mandorla della trascendenza.

Qualcosa più forte di noi ci costringe ad inginocchiarci.