Imparare ad amare e a lasciarsi amare gratuitamente
Il pane eucaristico e della Parola, “spezzato” alla Porziuncola nel Giovedì Santo
29/03/2018 21:58  

Inizia oggi il Triduo Santo in preparazione alla grande Veglia Pasquale, in ognuno di questi tre giorni saremo aiutati a penetrarne il significato per la nostra vita. Lo faremo – iniziamo oggi con la sintesi delle meditazioni e celebrazioni del Giovedì Santo – riproponendovi le parole e i gesti della Liturgia del giorno.

Questa giornata si è aperta con la meditazione di p. Gianpaolo Masotti il quale – prendendo spunto dalla narrazione della lavanda dei piedi che verrà proclamato oggi nella Celebrazione Eucaristica in Coena Domini – ha sottolineato due atteggiamenti:

  1. Il primo è il gesto di Gesù: “lavare i piedi – ha detto – significa imparare ad amare le persone che abbiamo accanto e farlo con gesti d’amore”. Proprio sui questi gesti d’amore si è soffermato p. Gianpaolo, “gesti forse faticosi ma – ha aggiunto – dentro ai quali scoprirai la vita, la vita di Gesù”.

  2. Il secondo atteggiamento ci chiama a metterci nei panni di Pietro e dei discepoli, ovvero di chi si lascia lavare i piedi. “È l’atteggiamento – ha continuato – sempre difficile di chi è chiamato a lasciarsi amare gratuitamente, fuori da ogni logica meritocratica”.

L’invito finale è stato quello di permettere a Dio di rinnovare la nostra vita, proprio a partire da quei gesti faticosi da compiere o da ricevere.

Nel pomeriggio il Triduo è entrato nel vivo con la Celebrazione Eucaristica in Coena Domini presieduta da p. Giuseppe Renda, Custode della Porziuncola.

Prendendo spunto dalla prima lettura, p. Giuseppe ha ricordato che “Dio punisce l’arroganza del Faraone che tiene schiavo il popolo di Dio” e che lo stesso Faraone, punito con l’ultima e terribile piaga della morte dei primogeniti, fa esperienza che “Dio è Dio e l’uomo è solo una creatura e tale deve rimanere se vuole gustare l’amore di Dio e la sua potenza liberatrice”.

“Il sangue dell’agnello col quale Dio chiede di segnare gli stipiti delle porte – ha continuato il Custode – è segno di Gesù, il cui sangue sulle porte dei nostri sensi fisici e morali, sugli stipiti della nostra anima, del nostro essere, impediscono all’orgoglio e al demonio di fare da contraltare a Dio”.

Passando a commentare il Vangelo, ha sottolineato che in fondo “Giuda ha qualcosa del Faraone, culla un desiderio di dominio, non riesce a rinunciare al suo progetto e vuole strumentalizzare Gesù per la sua gloria, è questo che apre le porte all’azione di Satana”.

Di fronte a questa brama di potenza, Gesù oppone un gesto, la lavanda dei piedi, perché “chi ama non pensa a se stesso, ma sa essere gradino per la felicità dell’altro, un amore ripiegato – ha detto p. Giuseppe - è destinato a morire. Gesù lava i piedi facendo capire che la dignità dell’uomo sta nel sapersi abbassare”.

Il Custode ha concluso con due accenni agli altri due segni forti di questa Celebrazione: il dono del sacerdozio ministeriale e dell’eucarestia, rispettivamente presenza di Dio nella sua Chiesa e “nutrimento – allo stesso modi di quello ricevuto da nostra madre e che ci ha permesso di nascere alla vita – perché possiamo nascere al cielo”.

Al termine della celebrazione l’Eucarestia è stata riposta all’ingresso della Porziuncola dove potrà ricevere l’adorazione dei pellegrini fino alle 6.00 di domattina.




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