Una corona di 18 compagni
Gli affreschi dello Spagna nella Cappella del Transito
14/05/2018 08:50  

All’interno della nicchia che si apre al centro della parete di fondo nella Cappella del Transito, si può ammirare la suggestiva scultura in terracotta invetriata raffigurante san Francesco, un’opera carica di misticismo realizzata dal fiorentino Andrea della Robbia (Firenze, 1435-1525), probabilmente attorno al 1475.

La decorazione pittorica del sacello si accorda in maniera mirabile con la statua robbiana: nei riquadri ai lati del Poverello campeggiano infatti diciotto Santi e Beati francescani, ritratti nell’atto di leggere, conversare e pregare.

Le splendide figure, che sono caratterizzate da uno straordinario realismo ma esprimono, al tempo stesso, quieta e maestosa serenità, si devono a Giovanni di Pietro detto Lo Spagna (1450 c. – 1528), pittore di origini iberiche e umbro d’adozione, che le eseguì probabilmente attorno al 1518-1520.

I riquadri maggiori ospitano ciascuno sei figure, mentre altrettanti riquadri più piccoli presso l’altare presentano ognuno tre personaggi.

Le figure sono riconoscibili grazie alle iscrizioni che le sovrastano. Da sinistra si vedono S. IUNIPERUS (Ginepro), il B. PHILIPPUS (Filippo), il B. MURICVS (Morico), il B. BERNARDO DE ASISIO (Bernardo d’Assisi), S. OCTO M. (il protomartire Ottone), il B. ADIUTUS M. (il protomartire Adiuto) e – nel riquadro vicino alla statua di San Francesco – S. ANTONIO, S. BONAVENTURA e S. BERARDUS M. (il protomartire Berardo da Calvi). Oltre la nicchia, proseguendo verso destra, si incontrano invece S. PETRVS M. (il protomartire Pietro da Sangemini) , S. LU... (S. Ludovico da Tolosa) e S. BERNARDINVS (Bernardino da Siena) nel riquadro piccolo, mentre in quello più vasto S. ACCURSIVS (il protomartire Accursio), S. SILVESTRO, il B. RUFINUS (Rufino), il B. MASSEVS (Masseo), il B. LEO (Leone) e il B. EGIDIUS (Egidio).

Una cornice di colore incarnato prugna inquadra tutti gli scomparti, che nella parte superiore sono delimitati da una finta trabeazione sorretta da paraste con grottesche derivanti dal mondo classico (vasi, frutta, puttini ecc...).

Nella fascia rossa sovrastante corre l’iscrizione “VIDI ALTERUM ANGELUM ASCENDENTEM”, mentre dopo la nicchia con la statua robbiana si legge “AB ORTU SOLIS HABENTEM SIGNUM DEI VIVI”.

La fascia al di sotto delle raffigurazioni presenta invece una decorazione ad ovoli e palmette; ancora più in basso vi è un fascione color ocra con vasi e motivi vegetali.

Membro di una confraternita francescana e in buoni rapporti con l’Ordine Minoritico, lo Spagna dipinge i suoi diciotto Santi e Beati di tre quarti, al di là del loggiato dove si stagliano nel cielo azzurro. In quest’opera l’artista mostra tutta la straordinaria raffinatezza del suo disegno nitido e della sua stesura pittorica ad impasto, che si solidifica nell’evidenza plastica dei corpi e degli abiti ed è allo stesso tempo vibrante di luce.

La lezione del grande Raffaello è tradotta dallo Spagna in maniera molto personale in una pittura lirica, serena e pacata, maestosa ma priva al contempo di qualsiasi trionfalismo e capace di raggiungere un realismo mirabile soprattutto nei volti dei santi – veri e propri ritratti caratterizzati nei particolari fisiognomici e nelle varie età – nei quali l’artista acutamente riesce a penetrare la profondità dell’animo e la vita spirituale dei personaggi, messi in intimo dialogo con lo spettatore.

Secondo un’ipotesi di Elvio Lunghi, la decorazione cinquecentesca ad opera dello Spagna avrebbe sostituito all’interno della Cappella del Transito un ciclo pittorico più antico di analogo soggetto. Poiché è noto che nel 1334 Angelo Clareno fece copiare i nomi dei primi dodici compagni di san Francesco così come si trovavano scritti alla sua epoca all’interno del sacello, lo storico dell’arte ha infatti ipotizzato che quelle iscrizioni potessero accompagnare i ritratti dei frati realizzati ai lati di un’immagine del Santo collocata al centro dell’ambiente. Quest’ultima, inoltre, potrebbe essere identificabile con la tavola del Maestro di San Francesco oggi custodita nel Museo della Porziuncola.

Dalla Descrizione della Basilica di San Francesco e di altri santuari di Assisi di Fra Ludovico da Pietralunga, risalente al 1570-1580 circa, apprendiamo che a quell’epoca esisteva una cappella più grande attigua a quella del Transito e che l’ambiente era stato decorato da Dono Doni (Assisi, 1500 ca. – 1575) dopo che lo Spagna, primo affidatario dei lavori, morì: “Lì di fori di questa cappelletta vi è una cappella grande, pur della medesima proportione, a sei faccie, la quale deveva dipengere medesimamente lui [Giovanni di Pietro, lo Spagna]. Ma perché lui morse, ma poi per spatio di tempo la depinse mastro Dono ascisciano”. Il sacello, e con esso i dipinti dell’allievo assisano dello Spagna che rappresentavano “parte della vita et morte di San Francesco” (1541), è andato perduto: l’ambiente venne infatti demolito nel 1569 con la costruzione dei pilastri di sostegno della cupola della Basilica Alessiana.

in PARLANO I COLORI, di Silvia Rosati dal n. 4/2017 della Rivista Porziuncola




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