Cristo, Re delle genti, ci riunisce in un sola Chiesa
Sesta meditazione del Settenario di Natale
23/12/2018 16:45  

Continua il nostro cammino di preparazione al Natale e, ricordiamo, lo stiamo facendo accompagnati ogni sera dalla meditazione di un frate minore della Porziuncola. Ieri sera era stata la volta di p. Adriano Bertero, questa sera, penultima, è stato p.Fabio Nardelli a guidare i fedeli nella riflessione.

P. Fabio ha voluto accostare l’antifona maggiore che attribuisce a Cristo il titolo di “Re delle Genti” con il brano evangelico della liturgia odierna Lc 1,46-56 (il canto del Magnificat). Cristo Re delle Genti. Il tema di questa serata è la regalità di Cristo. Nella storia del popolo di Israele, tante sono state le figure di re (onesti, disonesti e despoti) che hanno accompagnato la storia; spesso di fronte a questi re, il popolo e noi oggi, ci siamo adeguati, conformati. “Ci prepariamo – ha detto p. Fabio – ad accogliere con categorie ‘nuove’ la storia della salvezza con l’accoglienza di un Re povero, umile, piccolo. La storia, allora, diventa realmente salvifica se siamo capaci di vedere la ‘novità di Dio’”.

La riflessione di p. Fabio si è sviluppata in tre semplici passaggi con la speranza che possano essere un aiuto al nostro itinerario in preparazione al Natale:

Cristo Re delle genti, come PIETRA ANGOLARE. Come dice la Parola del profeta Isaia (Is 28,16), la pietra è scelta, preziosa, saldamente fondata. La pietra, nella simbologia dei padri, rappresenta la fede/la stabilità; lo stesso Concilio Vaticano II dirà: “Il Signore stesso si paragonò alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che è divenuta la pietra angolare”. La Chiesa si fonda su Cristo, pietra angolare, Parola “rivelata” e sugli Apostoli, Parola “trasmessa” che arriva a noi attraverso la Tradizione. La Chiesa è “popolo riunito nel nome di Cristo” che ama, segue e loda il Signore!

Cristo, Re delle genti, come SORGENTE DI UNITA'. Questo Re fa dei molti un unico popolo; ci costituisce in “Ecclesia”. Il Magnificat, come dirà sant’Agostino, è “il canto nuovo” il canto ecclesiale che ci permette di cogliere nell’intera storia della salvezza, dalle origini fino al compimento, l’amore misericordioso e fedele di Dio.

Cristo, Re delle genti, come SALVATORE DELL'UOMO. Questo Re viene, si incarna per “salvare l’uomo formato dalla terra”. Il fine dell’Incarnazione è la nostra salvezza: noi siamo già stati salvati, sacramentalmente, mediante il Battesimo che ci ha reso figli; ma la celebrazione del Natale rinnova in noi il desiderio della salvezza che è liberazione dal peccato ma allo stesso tempo occasione per “divinizzarci”, per divenire simili a Lui.

“Il Signore, conceda anche a noi, – ha concluso – come dice sant’Ambrogio, lo stesso spirito della lode, del rendimento di grazie della Vergine Maria per fondare la nostra vita su Cristo, Re delle Genti, Pietra angolare, sorgente di unità e Salvatore dell’uomo”.




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