Il TRANSITO secondo Bruschi
La morte di Francesco e la ricognizione delle stimmate
22/09/2016 09:12  

Oltrepassata la Porziuncola, procedendo in direzione dell’altare maggiore della Basilica, sulla destra s’incontra la Cappella del Transito, che sorge sul luogo in cui, secondo le fonti, la sera del 3 ottobre dell’anno 1226 Francesco, all’età di 44 anni, andò serenamente incontro a Sorella Morte, mentre uno stormo di allodole, volandogli attorno, lo accompagnava con il suo canto.

La decorazione dell’esterno del sacello, che fu costruito dopo la morte del Santo, si deve al perugino Domenico Bruschi (Perugia, 1840 - Roma, 1910), artista che fa emergere nella sua produzione un piglio verista, un disegno disinvolto e un’inclinazione verso il colorismo veneto. In molte opere del pittore, inoltre, sono evidenti richiami europei, con particolare riferimento ai Preraffaelliti inglesi (dal 1862 al 1868, tra l’altro, Bruschi soggiornò in Inghilterra dove eseguì decorazioni a tema mitologico). Lavori dell’artista, oltre che a Perugia e in altri centri dell’Umbria, si ricordano a Roma - ad esempio a Palazzo Montecitorio e a Palazzo Madama - e in diverse chiese dell’isola di Malta.

La realizzazione dei dipinti che decorano l’esterno della Cappella del Transito è collocabile tra il 1886 e il 1887. Gli affreschi vennero commissionati a Bruschi in occasione del 660º anniversario del transito del Santo e furono pagati 1000 lire, grazie alle offerte dei devoti. Essi hanno come soggetto i due avvenimenti che hanno avuto luogo là dove oggi sorge il piccolo sacello: la Morte di San Francesco (parete laterale sinistra, 200x460 cm) e la Ricognizione delle Stimmate (lato opposto a quello di facciata, 200x300 cm).

La prima suggestiva scena, carica di intensa spiritualità, cattura proprio il momento del “transito” del Poverello da questo mondo al Paradiso. Attorno al Santo, disteso a terra, si stringono i suoi frati; nei loro volti si possono leggere il profondo dolore e la forte commozione. Per queste figure l’artista ha utilizzato come modelli alcuni amici di Bastia Umbra (PG): si tratta quindi di veri e propri ritratti dal vivo, la cui accurata elaborazione è testimoniata dai disegni preparatori giunti sino a noi.

Lo spettatore, anche grazie alla disposizione ad emiciclo dei protagonisti, è reso profondamente partecipe dell’evento ed è catturato dalla calda luce che avvolge la diagonale di angeli biondi dalle candide vesti, “delicata cerniera” tra la terra e il Cielo.

Unica nota di colore squillante è la donna con la veste rossa che si affaccia sull’uscio dell’edificio: si tratta della nobildonna romana Jacopa dei Settesoli, amica fraterna del Santo. Anche questo personaggio, così come quello dell’anziana governante, è ritratto dal vero con una modella in posa.

Verosimilmente, come emerge dalla monografia di Rita Monti, tra le fonti letterarie che avrebbero ispirato entrambe le scene vi sarebbe la Vita breve del patriarca S. Francesco scritta da Antonio Cristofani nel 1859 (il ritratto dell’assisano comparirebbe in effetti nella Ricognizione delle Stimmate). Nel testo dell’erudito professore si legge che, giunta la sua ultima ora, il Santo parlò ai fratelli stretti attorno a lui, ma “una particolare benedizione diede a Bernardo Quintavalle”, suo primo seguace “nel cammino della santa povertà”: proprio a Bernardo Francesco affidò i suoi frati dicendo “sii tu signore e padre de’ tuoi fratelli: benedetto sia qualunque ti vorrà, e farà bene!”. Sentendo queste parole, “Bernardo si stemperava in dirottissimo pianto e gli sarebbe scoppiato il cuore, se non usciva di là”. Non a caso, dunque, nel dipinto compare un frate in lacrime che si copre gli occhi, identificabile per questo proprio con Bernardo.

Successivamente, secondo la tradizione, Francesco si fece cantare dai confratelli il Cantico delle Creature e si fece leggere il Vangelo secondo Giovanni, nei capitoli in cui “espone i patimenti e la morte di Cristo Gesù”. Il Santo “colla mente rapita in quella contemplazione parea non sentisse punto i travagli dell’agonia. Da ultimo per quanto il comportavano le stenuate forze, prese a recitar il salmo 76”.

Nella seconda scena, quella della Ricognizione delle Stimmate, un’assorta folla di laici e di frati si stringe attorno al catafalco prospetticamente impostato sul quale è adagiato il corpo di Francesco. L’ambiente buio è rischiarato non solo dalle candele sorrette dagli astanti ma, anche e soprattutto, dalla splendente luce che il volto del Santo effonde, una luce che illumina il patrizio Girolamo mentre questi si avvicina per toccare le stimmate sul costato, sulle mani e sui piedi di Francesco.

La carica emotiva dell’evento emerge in maniera particolarmente coinvolgente soprattutto nei raffinati volti dei personaggi, in particolare in quello dell’attonito fanciullo sulla destra, che avrebbe avuto per modello il figlio della donna raffigurata nei panni di Jacopa dei Settesoli. Fra i volti degli astanti compaiono quelli del prof. Antonio Cristofani (il terzo uomo da sinistra, con la barba) e dello stesso Domenico Bruschi.

In PARLANO I COLORI, di Silvia Rosati
dal n. 4/2015 della Rivista Porziuncola






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