Misericordia io voglio, non sacrificio
Prima serata del Triduo in preparazione al Perdono 2016
29/07/2016 23:55  

Zaccheo,
ovvero la guarigione del cuore
per mezzo di uno sguardo

È con il consueto saluto francescano “Pace e bene a tutti” che p. Raniero Cantalamessa inizia la sua riflessione che ci accompagnerà in queste tre sere di preparazione alla solennità del Perdono nell’ottavo centenario dell’Indulgenza della Porziuncola.

A far da guida alla predicazione di oggi è il famoso brano del pubblicano Zaccheo nel Vangelo di Luca (Lc 19,1-10). Brano che parla della misericordia di Gesù desideroso di incontrare quell’uomo che, salito su un sicomoro, cerca di vedere chi fosse quel predicatore di cui tutti nella sua città, Gerico, parlavano. Gli sguardi dei due si incontrano e Gesù lo invita a scendere e ad accoglierlo nella sua casa. Il suo desiderio di incontrare Zaccheo gli permette di rompere quegli schemi culturali che lo avrebbero tenuto lontano da lui e di rivolgergli quello sguardo d’amore che, da solo, guarisce il cuore del pubblicano aprendolo alla misericordia e portandolo a cambiare vita e a voler restituire quanto accumulato disonestamente.

L’amore di Dio ieri come oggi, al tempo di Zaccheo come al nostro, richiede solo una condizione per essere accolto: il voler cambiare. Francesco d’Assisi l’aveva ben capito al punto che nel rispondere ad un “ministro”, ovvero ad un frate che occupava il posto di superiore in un convento, che si lamentava dei suoi confratelli, gli ordina che “non ci sia mai alcun frate al mondo che, abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso” (Lettera a un Ministro, FF235). Francesco viveva del perdono di Dio, ricevendolo a concedendolo a sua volta, tanto che la sua vita ne era il riflesso ed esigeva che i suoi frati facessero altrettanto. Ma occorre ricordare che Francesco, come del resto Gesù, pur amando il peccatore e volendo la sua conversione aveva in odio il peccato come ci ricorda lui stesso in molti suoi altri scritti e in particolare nella cosiddetta Lettera ai fedeli (FF181).

Sono parole quelle di p. Raniero questa sera che interpellano tutti noi nelle nostre durezze di cuore, in quelle situazioni in cui le nostre piccole o grandi ricchezze accumulate magari in maniera non del tutto trasparente, ci rendono prigionieri e schiavi come Zaccheo. A noi la scelta di aprire il cuore alla misericordia perché il Signore della vita, il Dio della misericordia, possa fare irruzione in esso e riportare quella luce senza la quale i nostri giorni benché ricchi di beni sono poveri di amore e gioia.






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