Il Perdono di Assisi nelle lunette del Provvidoni
Silvia Rosati illustra il ciclo di affreschi
23/07/2017 16:06  

Il chiostro del convento di Santa Maria degli Angeli viene decorato tra il 1666 e il 1687 (le date compaiono rispettivamente nel primo e nel penultimo episodio) dal pittore emiliano Francesco Providoni (Bologna 1633 – Bastia Umbra 1703) grazie alle donazioni di numerose famiglie umbre, delle quali, al di sotto delle lunette, compaiono gli stemmi araldici.

Questo interessante ciclo di affreschi è il più ampio finora conosciuto contenente la storia del Perdono di Assisi: tra le 41 scene raffiguranti Fatti accaduti alla Porziuncola, in cui la piccola chiesa viene esaltata come caput et mater dell’Ordine minoritico, sono ben 11 gli episodi che hanno come soggetto le vicende e i miracoli dell’Indulgenza del Perdono, straordinario privilegio ottenuto da Francesco per la salvezza delle anime.

Anche per Francesco Providoni, come per quasi tutti coloro che si sono cimentati con questo soggetto iconografico, il modello artistico di riferimento è Prete Ilario da Viterbo, che nel 1393 aveva realizzato la splendida pala ancora oggi custodita all’interno della Porziuncola. Il dipinto tardo-trecentesco del pittore viterbese vedeva le vicende del Perdono svilupparsi in senso antiorario attorno alla scena centrale dell’Annunciazione, e gli episodi rappresentati erano soltanto 5: Francesco vince la tentazione demoniaca nel roveto, Gli angeli conducono il Poverello all’interno della Porziuncola, Il Santo offre le rose a Cristo e alla Vergine, Francesco si reca da papa Onorio III, Il Santo al cospetto dei sette vescovi umbri annuncia ai fedeli l’indulgenza. Per questo suo racconto in immagini, Prete Ilario si era verosimilmente rifatto in maniera diretta alla narrazione popolare di Michele di Bernardo da Spello, contenuta sia nel Diploma del vescovo Corrado (1335), sia nel Liber sacrae indulgentiae sanctae Mariae de Portiuncula vel de Angelis di frate Francesco Bartoli (1328-1330 ca).

Il ciclo seicentesco di Francesco Providoni prende invece in considerazione anche eventi che non erano mai stati rappresentati nelle opere d’arte di analogo soggetto di epoca anteriore, poiché utilizza delle fonti letterarie più ricche di indicazioni e di dettagli: tutte le lunette – che si alternano a 38 medaglioni sostenuti da putti con ritratti di Santi e Beati francescani – sono infatti corredate da ampie didascalie tratte dal De conformitate di Bartolomeo da Pisa (scritto tra il 1385 e il 1390) e dagli Annales Minorum di Luca Wadding (pubblicati tra il 1625 e il 1654). Queste iscrizioni permettono di identificare con facilità ed interpretare correttamente le scene rappresentate.

La sequenza legata alla concessione dell’Indulgenza inizia dalla dodicesima lunetta del chiostro, procede in senso antiorario e si conclude con la ventiduesima.

Il primo degli episodi di questo blocco narrativo è una prefigurazione del ruolo della Porziuncola nella liberazione delle anime dalle tenebre del peccato: un gruppo di ciechi, infatti, riacquista la vista proprio presso la piccola cappella, connotata quindi come un “santuario terapeutico” (lunetta 12). Nella scena seguente, mentre Francesco è in preghiera, un angelo lo informa che Cristo e la Vergine lo aspettano all’interno della Porziuncola (lunetta 13). Francesco, giunto dinanzi all’altare, riceve da Gesù e Maria l’invito a recarsi dal Pontefice a Perugia per ottenere la conferma dell’indulgenza plenaria perpetua da lui richiesta per la salvezza delle anime (lunetta 14). Nell’episodio successivo il Poverello si trova dinanzi ad Onorio III: il Santo dichiara di non avere bisogno di una bolla scritta, avendo già la Vergine come carta, Cristo come notaio e gli angeli come testimoni. Il Pontefice, quindi, conferma il privilegio solo in forma orale (lunetta 15). Durante il viaggio di ritorno da Perugia ad Assisi Francesco si ferma con fr.’Masseo all’Ospitale di Collestrada ed è rapito in estasi: il Signore gli rivela che ciò che il Papa ha concesso in terra è stato ratificato in cielo (lunetta 16).

Gli episodi menzionati vengono datati al 1221 nelle didascalie ad essi sottostanti: secondo Wadding è in questo anno, infatti, che il Papa riceve Francesco una prima volta a Perugia, mentre due anni più tardi il Pontefice lo accoglierà a Roma, dove verrà fissata la data dell’Indulgenza. Secondo la tradizione ufficiale, invece, la concessione del Perdono da parte di Onorio III avvenne nel 1216... esattamente 800 anni fa!

Proseguendo la disamina delle lunette nel chiostro, si incontrano le scene raffigurate anche da Prete Ilario da Viterbo: la tentazione di Francesco vinta dal Santo gettandosi in un roveto, che tramuta le sue spine in splendide rose bianche e rosse (lunetta 17); san Francesco che, rivestito di una candida veste, viene accompagnato dagli angeli attraverso strade coperte di seta verso la Porziuncola (lunetta 18); il Poverello che, entrato nella cappella con le sue rose, trova ad attenderlo Cristo e sua Madre che gli comunicano che il 2 agosto sarà il giorno solenne dell’Indulgenza (lunetta 19); Francesco che con tre dei suoi compagni giunge a Roma dal Pontefice e, recando con sé le rose del miracolo, gli chiede di proclamare l’Indulgenza per il 2 agosto (lunetta 20); Francesco alla presenza dei sette vescovi di Assisi, Perugia, Gubbio, Foligno, Nocera, Spoleto e Todi, che annuncia ai fedeli l’Indulgenza concessa da Gesù Cristo e confermata dal Papa per tutti coloro che, pentiti e confessati, visiteranno la cappella (lunetta 21). Rispetto al suo modello trecentesco Providoni aggiunge, infine, la scena dei Vescovi che, sdegnati perché Francesco ha dichiarato perpetua l’Indulgenza, si accordano tra loro per limitarla a pochi anni ma, grazie al provvidenziale intervento divino, riescono soltanto a confermare ciò che è stato proclamato dal Santo (lunetta 22).

Le lunette del chiostro di Santa Maria degli Angeli, nonostante i pesanti restauri di metà ’900, sono estremamente interessanti anche dal punto di vista stilistico: ci permettono infatti di conoscere un pittore seicentesco, Francesco Providoni, caratterizzato da un linguaggio eccentrico e molto personale, carico di tensioni, inquietudini e pathos, nel quale i legami con la cultura tardo-manieristica si mescolano a un gusto barocco alla ricerca di effetti teatrali e virtuosistici e nel quale i personaggi, costruiti con forte senso plastico, si affollano in superficie in vari punti della composizione.

In PARLANO I COLORI, di Silvia Rosati
dal n. 3/2016 della Rivista Porziuncola






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