Amati e salvati, pronti per la marcia della vita
Conclusione della 37^ Marcia francescana
04/08/2017 15:41  

Si è conclusa stamattina, con la Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, la XXXVII Marcia francescana (vedi diario dei marciatori dell’Umbria: 1° giornoArrivo in Porziuncola).

La giornata di ieri ha visto i vari gruppi autogestirsi in varie attività. Quello di Umbria e Sardegna si è ritrovato nello spazio retrostante la Domus Pacis per quello che è stato l’ultimo passaggio: osare oltre…la vita. È il ritorno a casa, la marcia della vita.

Due sono i comandamenti – dice Gesù nel Vangelo – amare Dio con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente e il prossimo come se stessi. Sono stati dati ai giovani i pilastri per ripartire nella quotidianità della relazione con Dio. Nel pomeriggio ogni gruppo ha condiviso l’esperienza della Marcia, la Celebrazione Eucaristica ha concluso il percorso: Uomini liberi e perdonati per liberare e perdonare.

La serata ha visto i giovani di tutte le marce vegliare in adorazione eucaristica davanti alla Porziuncola. Animata dai Frati Minori della Sicilia, e introdotta dal coordinatore fr. Antonino, la Veglia è stata un momento di sintesi del percorso fatto in questi giorni.

La mattinata di oggi, come dicevamo, ha salutato i marciatori, che dopo la Celebrazione Eucaristica, hanno ricevuto in piazza il mandato da parte del Vescovo.

Nella sua omelia il Vescovo ha ricordato ai giovani che “la Marcia dei cristiani è la vita e che ogni grande opera nella vita, inizia da cose piccole. Vi invito – ha detto – a non vergognarvi di ciò che in voi è piccolezza. Come Zaccheo che è andato oltre il suo essere basso, andate oltre il vostro vittimismo, fatalismo e narcisismo”.

“Tutti noi – ha ricordato il Vescovo – abbiamo bisogno di un albero, ovvero delle nostre fraternità, dei luoghi in cui viviamo la nostra esperienza di fede. Li incontriamo i fratelli che ci “alzano” e ci fanno il servizio di farci vedere Gesù. Vivete, costruite, arricchite e non sciupate – questo l’accorato appello – la fraternità, questo albero che in questi giorni vi ha accompagnato nel cammino”.

L’appello conclusivo è stato quello di essere, come Zaccheo, portatori della gioia che viene dall’essere amati e salvati. Siate portatori di gioia e di salvezza. 






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