Il punto di contatto con l’Eterno
Nella carità vivremo per sempre
02/11/2017 17:25  

Questa mattina la comunità dei frati minori della Porziuncola ha celebrato la santa messa, come ogni anno nel giorno in cui la Chiesa commemora tutti i fedeli defunti, al cimitero di Santa Maria degli Angeli dove, insieme ai defunti locali, angelani e non, riposano anche molti dei frati della nostra Provincia. Ha presieduto la celebrazione eucaristica p. Claudio Durighetto, Ministro provinciale, che ha pronunciato la seguente omelia:

Eccoci al nostro annuale appuntamento del 2 novembre, giorno che ci da l’occasione di ricordare i nostri fratelli defunti, ma anche di stare davanti al mistero della morte: ci fa sentire tutti più piccoli, ci ridimensiona dandoci la possibilità di scoprirci anche più fratelli.

Se da una parte, infatti, il senso della morte lascia sgomenti, e per certi aspetti anche angosciati, il mistero grande della nostra fede riempie il nostro cuore di una speranza che da pace e gioia interiore: “annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta”. Ecco, noi celebriamo il mistero pasquale della morte e risurrezione del Signore Gesù fino al suo ritorno. In questo tempo intermedio tra la sua risurrezione e ascensione al Cielo ed il suo ritorno, noi celebriamo il memoriale della Pasqua, che ci rende presente il mistero e ci rende presente il Signore della Vita, Colui che è entrato nella morte prendendo contatto con tutti quelli che vivono questo destino dell’uomo. Per cui chi muore passa in quella via per la quale già Cristo Signore è passato, in attesa di quel destino di gloria che Cristo Signore ha inaugurato.

Questo mistero di morte e vita è intrecciato nella nostra esistenza: il limite, la sofferenza, la malattia, il distacco, le lacrime … tutto questo è un mistero di morte che Gesù ha assunto e che ora s’intreccia con la speranza della gloria di cui abbiamo già degli anticipi: nell’Eucaristia, quando facciamo la comunione con Cristo risorto accogliendolo in noi, nel nostro cuore, nella nostra esistenza … quando riceviamo il suo Perdono … ma anche quando viviamo esperienze di perdono, di comunione e di carità.

La carità, lo abbiamo sentito nel Vangelo, è ciò che ci mette in contatto con l’Eterno. La carità di Cristo verso di noi, che è l’Eucaristia, la Sua misericordia, ma anche la nostra carità tra di noi è il punto di congiunzione con l’Eterno. Oggi il Signore ci ha donato questa Parola: “avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ero nudo e mi hai vestito, …”. San Pietro nella sua prima lettera dice “voi lo amate senza averlo visto”: lo amate nel povero, nel fratello bisognoso … ed ora con l’annuncio del Vangelo, secondo cui in quei poveri è Cristo che si nasconde, voi continuate ad amarlo sapendo che quello che fate lo fate per Lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa!

Per cui in questo giorno confluiscono sentimenti diversi: il senso del distacco, la sofferenza e l’angustia per il pensiero della morte … ma allo stesso tempo anche questa grande speranza che viene dalla certezza che il Signore è entrato nella morte per redimere l’uomo aprendo un varco per la vita eterna: noi non siamo destinati al nulla, ma siamo destinati all’abbraccio di Dio che è l’Amore Eterno! Essere in Lui ed Essere con Lui: Lui asciugherà ogni lacrima per cui non ci sarà più lamento o affanno o turbamento.

Così, mentre ricordiamo i nostri cari defunti, quest’anno in modo particolare p. Sebastiano e p. Giovanni Boccali – i nostri fratelli che di recente il Signore ha chiamato a sé – ma anche tutti i defunti di questo Cimitero, che come dice la parola è un dormitorio in attesa del risveglio che è la risurrezione, sappiamo che Cristo ovunque esercita la Sua signoria perché “sia che viviamo sia che moriamo siamo del Signore”. Per loro, per i nostri defunti, offriamo il sacrificio eucaristico affinché possano entrare nell’abbraccio misericordioso del Padre.

Allo stesso tempo custodiamo la nostra vita, preparandoci a quel momento. Nel Messale c’è un formulario per chiedere la buona morte. Santa Gianna Beretta Molla quando andava a lavoro si fermava a Mesero, in una cappella dedicata alla Madonna del buon consiglio, per fare alcune preghiere tra cui sempre un’Ave Maria per chiedere al Signore la grazia di una buona morte: l’ottenne, non perché mancò di sofferenza quanto per essere rimasta in grazia di Dio. Dobbiamo augurarci che la morte non ci trovi impreparati e che tutti possiamo avere una morte santa, momento culminante e decisivo della nostra esistenza. Raccomandiamoci e convertiamoci alla carità che in Dio per noi si fa misericordia, che non avrà mai fine, che è l’essenza stessa di Dio Amore.






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