Anche questo è Perdono
I registri delle s. Messe negli Archivi della Porziuncola
08/02/2018 08:20  

Era il 2007 quando si dava alle stampe l’inventario dell’archivio storico della basilica papale di Santa Maria degli Angeli.

Questo preziosissimo complesso documentario è conservato congiuntamente all’Archivio storico provinciale e contiene migliaia di documenti che vanno dal 1445 alla fine del XX secolo. Una parte molto consistente di tale archivio è costituita da registri di messe, documenti spesso tenuti in scarsa considerazione sia dagli studiosi sia dagli stessi archivisti, ma che invece ci consegnano informazioni preziose e dai risvolti spesso sorprendenti. Da sempre i cristiani sanno che l’applicazione della messa in suffragio di un’anima purgante concorre alla sua più rapida liberazione dal Purgatorio. Basta leggere un qualunque testamento di età medievale per trovare lasciti a chiese e istituti religiosi in cambio di suffragi per l’anima del testatore.

La celebrazione di messe per i defunti, però, si intensificò notevolmente dopo il Concilio di Trento. I padri conciliari, infatti, reagendo alle novità introdotte dalla riforma luterana, ribadirono con forza il valore della messa anche pro defunctis nondum ad plenum purgatis (per i defunti le cui anime non sono ancora pienamente purgate).

Nulla di nuovo, in realtà, ma col tardo Cinquecento la cura animarum defunctorum (il prendersi cura delle anime dei propri cari defunti) divenne una delle più diffuse pratiche di pietà cristiana.

Cosa c’entra tutto ciò con la Porziuncola? Moltissimo. La basilica di Santa Maria degli Angeli è un santuario che nelle sue maestose forme attuali sorge, tra l’altro, proprio nel secondo Cinquecento, e quindi durante la Riforma cattolica. Da sempre ingenti masse di pellegrini si recavano alla Porziuncola, in particolare in occasione del due agosto, per lucrare l’indulgenza legata al Perdono di Assisi. Ciò sin dal Duecento, ma con l’arrivo dell’età moderna, con l’evoluzione delle pratiche di pietà stimolata dal Concilio di Trento, i pellegrini, dopo aver lucrato per sé l’indulgenza, pensano anche, e sempre di più, alle anime dei propri cari, per le quali chiedono ai frati di celebrare messe di suffragio.

Di tutto ciò i registri delle messe dell’archivio di Santa Maria degli Angeli costituiscono una testimonianza fedele. Facciamo qualche esempio: nei soli giorni del Perdono nel 1674 furono raccolte 7.971 intenzioni di Messe, nel 1792 se ne raccolsero 5.290, men- tre nel 1856 furono 4.402. Un trend negativo? Forse sì, ma tre soli rilevamenti in 200 anni sono senz’altro pochi per trarre conclusioni. Il lettore attento, però, avrà già intuito molte cose. I registri di messe, ed in particolare, in questo caso, le registrazioni relative al Perdono, ci permettono di quantificare il numero dei pellegrini, di individuarne la provenienza geografica, di comprenderne, almeno in qualche misura, la condizione economica. Tutto ciò lungo un’estensione temporale di molti secoli. Fonte preziosa, quindi, i registri di messe: a saperli interrogare dicono molto più di quanto si è soliti pensare.

Ma in che modo poteva es- sere correttamente soddisfatto un numero tanto alto di intenzioni di messe? I frati di Santa Maria degli Angeli, infatti, sia pur numerosi, non avrebbero mai potuto celebrare un così alto numero di messe. La soluzione venne offerta dal buon senso: trasferire una parte degli oneri accettati, insieme alla relativa elemosina, ad altri conventi della Provincia Serafica, che attraverso i propri religiosi si sarebbero fatti carico delle celebrazioni. Tale prassi, in uso almeno dal Seicento, ottenne nel 1727 la formale autorizzazione del pontefice Benedetto XIII.

Questa prassi originò la serie di registri detti delle Messe traslate, in cui si annotavano trasferimenti di oneri di messe e di elemosine dalla Porziuncola agli altri conventi. Va da sé come questi registri aprano un tanto interessante quanto inedito percorso di storia economica.

È un po’come se i pellegrini del Perdono, per secoli, avessero indirettamente visitato e concretamente sostenuto tutti i conventi, specialmente i più piccoli e poveri, dell’intera regione di Francesco.

In PERLE D'ARCHIVIO, a cura di Andrea Maiarelli
dal n. 2/2017 della Rivista Porziuncola




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