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Santa Maria degli Angeli

Lentamente sono passati i secoli, alternando per la Porziuncola giorni dolorosi di ansia e di disgrazia ed eventi gloriosi ed esaltanti.

Dall’invasione napoleonica che, all’inizio del XIX secolo, portò prepotenze, rapine e devastazioni sacrileghe, al rovinoso terremoto del 1832, che provocò il crollo di gran parte della Basilica.

Dalla rapida ricostruzione, realizzata dal Poletti in appena otto anni, mentre fra’ Luigi Ferri percorreva l’Italia e l’Europa raccogliendo offerte e contributi da tutte le popolazioni tradizionalmente legate alla Porziuncola, alla solenne consacrazione della Basilica risorta nel 1840 con la successiva visita di Gregorio XVI, alla elevazione a basilica patriarcale con cappella papale voluta da San Pio X nel 1909. Fino alla memorabile “Giornata mondiale di preghiera per la Pace”, indetta da Giovanni Paolo Il e celebrata il 27 ottobre 1986, quando presso la Porziuncola, ai capi delle varie confessioni cristiane e delle religioni non cristiane aderenti all’invito, il papa rivolse un saluto di cordiale accoglienza, motivando il senso di quell’incontro:

«Ho scelto questa città di Assisi come luogo per la nostra Giornata di Preghiera, per il particolare significato dell’uomo santo qui venerato - san Francesco - conosciuto e riverito da tanti attraverso il mondo come simbolo di pace, riconciliazione e fraternità. Ispirandoci al suo esempio, alla sua mitezza e alla sua umiltà, disponiamo i nostri cuori alla preghiera in un vero silenzio interiore. Facciamo di questa Giornata una anticipazione di un mondo pacifico. Possa la pace venire a noi e riempire i nostri cuori!». Echeggiavano, nel cuore di molti presenti, le parole profetiche di frate Egidio: «Se il mondo sapesse [...] alla Porziuncola dovrebbero venire non solo i fedeli, ma anche gli infedeli».

La fiera del “Perdono” e lo sviluppo di Santa Maria degli Angeli fu l’aspetto politico ed economico che maggiormente coinvolse le autorità del Comune di Assisi. Iniziata, forse spontaneamente, fin dal Duecento, si incrementò rapidamente. Si svolse per molto tempo dinanzi alla Basilica di San Francesco; più tardi nella Piazza Grande di Assisi. Si costruivano botteghe e banchi, che venivano affittati ai commercianti, per la vendita di generi alimentari e, via via, di ogni varietà di merci e oggetti religiosi. La fiera acquistò tale importanza che Perugia stessa, l’11 ottobre 1433, deliberò l’esenzione da ogni tassa sulle merci e dal pedaggio per tutti i commercianti diretti al “Perdono” o reduci da esso.

Per annunciare la fiera, già nel 1365 occorse una risma di pergamena per lettere di bando: nel 1390, furono inviati banditori nelle città di Toscana, Lazio, Romagna, Marche e perfino in Puglia. Non potendosi costringere tutti i pellegrini a salire ad Assisi per i loro acquisti, almeno dal 1365 si tenne un secondo mercato presso la Porziuncola, dove pure si innalzavano padiglioni e si preparavano banchi da affittare ai venditori a pagamento. Qui la gestione amministrativa fu affidata ai frati, ma con l’onere di impiegare i ricavati per varie manutenzioni di opere pubbliche, tra cui la “strada mattonata” e l’acquedotto. Ne nacquero contrasti con le autorità del Comune, che fecero del tutto per estendere a più giorni la fiera di Assisi e limitare ai soli primi di agosto quella di Santa Maria degli Angeli.

L’atmosfera profana creata dalla fiera facilitava l’accesso di gente, come saltimbanchi, giocatori, zingari, prostitute e vagabondi di ogni genere, che bisognava sorvegliare e spesso allontanare; specialmente quelli che venivano armati con propositi di vendette e profittavano della confusione per assalire nemici o compiere disordini vari che spesso non si riuscì a impedire. Per questa sorveglianza si nominavano ogni anno, anche per Santa Maria degli Angeli, dove ebbero un loro palazzo, i “Capitani della fiera”, affidando questo compito a nobili o a persone note, aiutati da una schiera di soldati. Nel 1515, uno dei soprintendenti fu il pittore Tiberio Diotallevi di Assisi.

Probabilmente, proprio nella fiera del “Perdono” è la causa del formarsi di S. Maria degli Angeli, cresciuta attorno alla basilica della Porziuncola fino ad assumere ormai l’aspetto di una cittadina in rapido sviluppo. Caduto il divieto, difeso per secoli, di edificare entro il raggio di 60 canne dalla Basilica, a mano a mano che il pellegrinaggio si andò estendendo a tutto l’anno, le postazioni provvisorie, gli ospizi, i luoghi di ristoro, che si installavano per i giorni estivi del “Perdono”, divennero costruzioni stabili e si cominciò a concedere l’autorizzazione di edificare per abitazioni, per creare alberghi e ogni genere di servizi.

L’antico aspetto paesano che Santa Maria degli Angeli aveva fino a sessant’anni fa oggi è quasi del tutto scomparso, assorbito o cancellato nella moltitudine di nuove strade e piazze e nel dilatarsi di questo centro in ogni direzione, per il continuo afflusso di nuovi abitanti, attratti sia da motivi religiosi sia, soprattutto, dalla possibilità di lavoro. Ma per quanto possa crescere e svilupparsi ulteriormente, Santa Maria degli Angeli non sarebbe che una città qualsiasi, se ai pellegrini che continuano ad affollarla, la “cupola bella” dell’Alessi, svettante nella vasta pianura spoletana, non continuasse a ricordare che, proprio qui, Francesco, nella penitenza e nel dialogo fervido di preghiera, ha ottenuto dalla Madonna degli Angeli che la Porziuncola divenisse “porta della vita eterna”.